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Viaggio nell'Italia insolita e misteriosa

Ivano Barbiero

Aggiornamento: 10 ore fa

Rimini, il fascino antico della Domus del Chirurgo


di Ivano Barbiero


Si muove sull'asse Emilia-Romagna e Piemonte il nostro infaticabile viaggiatore. Oggi, reduce dal Carnevale di Ivrea e prima ancora da Modena, città nota per la sua Torre civica, la Ghirlandina, e il suo Duomo dal 1997, patrimonio dell'umanità,[1] Ivano Barbiero ci trasporta sulla riviera Romagnola, esattamente a Rimini con il proposito di svelarci i misteri di un sito archeologico di relativa recente scoperta: la Domus del Chirurgo, millenaria casa romana individuata casualmente sul finire degli anni Ottanta del Novecento ed aperta alla visite sul finire del 2007.

La domus, come rilevato da più ricerche, era collocata nei pressi del bacino portuale della foce del fiume Marecchia, prima che il suo percorso fosse deviato verso nord e prima che la linea di costa si spostasse di 1,5 km verso il mare, quella stessa costa che in nostro Barbiero chiede ai suoi lettori di dimenticare almeno per un giorno e fare così spazio al nostro passato.


Se volete dimenticarvi per un giorno il mare ipnotico di Rimini, nel centro cittadino e in soli 500 metri troverete un concentrato di sorprese difficili da scordare. Prima tappa quasi d’obbligo, piazza Ferrari, per vedere la “Domus del Chirurgo”, un sito archeologico con i resti di un’antica abitazione romana appartenuta a un medico, dove sono stati ritrovati strumenti chirurgici del II-III secolo dopo Cristo. La casa fu scoperta negli anni ’80 durante degli scavi per la costruzione di un nuovo edificio, ed è una testimonianza straordinaria della vita quotidiana romana e, in particolare, delle pratiche mediche dell’epoca.

Questo chirurgo dell’età imperiale, probabilmente chiamato Eutyches, nome greco che significa “buona sorte”, era colto, ricco, riminese di adozione, ma con molta probabilità di origini e formazioni orientali. Infatti, la Domus con i suoi mosaici e affreschi rappresenta una testimonianza della fusione di culture in quel periodo e con influenze dall’Oriente e dal mondo. Oltre all’insieme eccezionale dei muri, pavimenti, e materiale rinvenuto nella sua abitazione, questa casa ci ha restituito qualcosa di unico al mondo: il suo strumentario medico: un insieme di 150 pezzi in ferro e bronzo (materiale restaurato e conservato nel vicino Museo della Città).

Eutyches disponeva di svariati strumenti per la chirurgia quotidiana: più di quaranta bisturi, numerosi forcipi, uncini acuminati per trattenere i margini delle incisioni, sonde per esaminare le ferite, aghi chirurgici per dissezione. Altri speciali strumenti come leve, scalpelli, sgorbie, grossi forcipi e due trapani a mano pieghevoli erano impiegati per eseguire interventi cranici, amputazioni e altri tipi di operazioni di chirurgia ossea.

Sette pinze odontoiatriche di ferro erano utilizzate per le estrazioni dentali, altri tipi di pinze servivano per gli interventi alla gola e alle emorroidi, e uno speciale cucchiaio chirurgico era usato per rimuovere i calcoli della vescica, intervento, questo, assai pericoloso. Tutti gli strumenti erano accuratamente custoditi in appositi contenitori, riconducibili a tre distinte tipologie: cassettine di legno o di metallo (dotate di coperchi scorrevoli e utilizzate anche per la conservazione e il trasporto dei farmaci), astucci cilindrici in metallo (per gli strumenti più sottili e delicati) e custodie in cuoio o in stoffa (per gli strumenti più grandi o di foggia complessa).

Il medico svolgeva anche la professione di farmacista, come testimoniano alcune scatole per medicinali in bronzo, due vasetti recanti l’iscrizione del farmaco che una volta contenevano, numerosi grandi mortai di pietra e relativi pestelli per preparare le medicine. I farmaci - di origine animale, vegetale o minerale - venivano raccolti e conservati in recipienti di uso comune, di vetro o di terracotta. Lo stesso medicus provvedeva alla loro somministrazione, per bocca o per contatto cutaneo, utilizzando appositi strumenti (bilancia, spatole, cucchiai a beccuccio). Oltre a visitare i pazienti, fare diagnosi di malattia ed eseguire interventi chirurgici, esprimeva il proprio giudizio in quanto alla prognosi, dispensava i propri consigli dietetici, prescriveva le medicine. Non si sa se tale prassi medica avesse buono o cattivo esito, tuttavia la strumentazione di questo eccezionale ritrovamento medico indica le procedure che era possibile eseguire.

Eccezionali anche i mosaici che abbellivano la casa di Eutyches. Un incendio distrusse il luogo, ma sigillò sotto le macerie parte della dimora e del suo eccezionale strumentario chirurgico. Successivi sono i resti del ricco palazzo decorato da musaici policromi e della necropoli che venne costruita sul terreno soprastante.

I pavimenti musivi della domus sono realizzati con tessere di pietra, marmo e paste vitree, e presentano motivi geometrici e figurativi di grande pregio. I principali sono i seguenti: Mosaico dell’Orfeo (situato nell’ambiente principale), nel tablinum (lo studio del chirurgo), la stanza più importante della domus. Raffigura Orfeo che incanta gli animali con la sua musica.

Al centro, il mitico cantore tracio è seduto su una roccia, con la lira in mano, circondato da animali selvatici e domestici (leoni, cervi, uccelli), simbolo del potere della musica di ammansire le belve. Le tessere sono finemente lavorate, con colori vivaci che creano un effetto naturalistico. Il fondo è bianco, mentre le figure sono delineate con precisione. In questo caso Orfeo rappresenta la cultura e l’armonia, valori cari al proprietario.

Il mosaico geometrico a motivi floreali e in bianco e nero lo troviamo nell’atrio e nei corridoi. Si vedono esagoni, rombi, nodi di Salomone, arricchiti da elementi vegetali come fiori, foglie d’acanto. Questi motivi decoravano gli spazi di passaggio, creando un effetto elegante ma meno impegnativo rispetto ai mosaici figurativi.

Mosaico con nodo di Salomone, situato nell’ingresso, realizzato in bianco e nero con tessere di basalto e calcare. Il simbolismo di questo nodo, ovvero un intreccio di linee che formano un disegno simmetrico, era un motivo apotropaico, cioè di protezione contro il male.

Mosaico marino: alcune stanze presentano motivi legati al mare, con delfini, conchiglie e tridenti, forse un riferimento alla vicinanza di Rimini, al mare Adriatico. Le figure sono stilizzate ma dinamiche, con tessere blu e verdi che richiamano l’acqua e paste vitree per i colori più vivaci, come il rosso. I disegni sono delineati da tessere nere su fondo chiaro, o viceversa, tipico dello stile romano del II secolo. Alcuni mosaici presentano ombreggiature per dare profondità alle figure, come nel caso di Orfeo. Questi mosaici riflettono l’influenza sia della tradizione romana che di quella ellenistica, con un equilibrio tra decorazione geometrica e figurazione mitologica.

Un altro luogo che merita di essere visitato, attraversandolo in lungo è la Vecchia o Antica Pescheria. Provenendo dal Corso d’Augusto, sul lato sinistro di piazza Cavour, si trova l'ingresso di uno dei luoghi più pittoreschi e caratteristici della città. La sua struttura e il suo design sono ancora un simbolo della tradizione marittima riminese, legata al commercio e alla pesca. Eretta nel 1747, è un esempio pregevole di architettura rinascimentale. Si presenta come un edificio a pianta rettangolare, con una serie di archi e colonne che caratterizzano la facciata. L'architettura medievale e rinascimentale si mescolano, con una struttura in pietra che richiama lo stile gotico. La sua posizione, a ridosso della piazza Cavour e vicino al porto, la rendeva ideale come mercato per il pesce, che veniva scaricato dalle barche e venduto direttamente in questo spazio.

All'interno si trovano lunghi banchi in pietra d'Istria, dove le donne vendevano le “poveracce” ossia le vongole. L’edificio presenta molte innovazioni strutturali dal punto di vista igienico. L’inclinazione e l’ausilio di piccoli canali in tetto a doppia falda e costituito sui lati lunghi da archi a tutto sesto che poggiano su pilastri di ordine tuscanico, la pavimentazione e i banchi sono fatti di pietra calcarea bianca che, tramite l’inclinazione e l’ausilio di piccoli canali, avevano lo scopo di mostrare la merce e far defluire meglio liquidi e scarti in eccesso nei canali di scolo. Oggi questa zona, insieme all'adiacente piazzetta San Gregorio, è diventata il centro della vita serale dei giovani, con locali, cantinette e punti d'incontro, in particolare del venerdì sera.

Tuttavia, l'intero edificio e la sua storia evocano un fascino misterioso, che si intreccia con la tradizione e la cultura locale. Una delle leggende più diffuse riguarda la presenza di spiriti o fantasmi che si dice abitassero l'edificio. Alcuni sostengono che durante la notte, si possono udire misteriosi rumori provenienti dall'interno, come passi e voci, che evocano la figura di un pescatore che non riuscì mai a vendere il suo pesce e che per questo vaga ancora alla ricerca della sua salvezza. Alcuni raccontano di antichi commercianti di pesce che avrebbero fatto affari con traffici poco leciti.

La leggenda vuole che alcuni di questi commercianti avessero creato patti segreti con personaggi misteriosi o addirittura con entità oscure in cambio di prosperità e successo nel mercato, e che la pescheria nascondesse sotto il suo pavimento dei passaggi segreti usati per il traffico illecito. Un'altra leggenda popolare riguarda una notte in cui un gruppo di pescatori, disperati per la scarsità di pesce, avrebbe pregato la Madonna per un miracolo. La leggenda racconta che, al mattino, la pescheria si sarebbe riempita di pesce freschissimo, come se un miracolo fosse avvenuto. Da allora, si dice che chiunque visiti il mercato con cuore puro troverà sempre pesce abbondante e di qualità.

 

Note


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