Una chiesa democratica: l'apertura del Sinodo valdese e metodista a Torre Pellice
- STEEME COMUNICATION snc
- 20 ago 2023
- Tempo di lettura: 6 min
di Piera Egidi Bouchard

Eccoci di nuovo all’apertura del Sinodo valdese e metodista a Torre Pellice, cancellato nel 2020 causa l’epidemia Covid, mantenendo poi le convocazioni a distanza. Il Sinodo fu sospeso solo in piena guerra, nel 1944, e interrotto dopo l’8 settembre 1943, per l’ occupazione nazista delle Valli valdesi.
Il Sinodo è la massima autorità decisionale di questa chiesa democratica - in cui tutti gli incarichi sono elettivi e “a tempo” - che spazia su tutti gli argomenti su cui è necessario discutere, votare e prendere posizione. Come sempre, il Sinodo si è aperto oggi, 20 agosto, domenica, alle 15 con il consueto corteo, dalla Casa valdese (dove si svolgeranno i lavori assembleari) al Tempio, dove alle 15,30 si è svolto il culto di apertura, la cui predicazione quest’anno è affidata al pastore Sergio Manna.
I lavori da oggi al 25 agosto
Il Sinodo riunisce 180 delegati e delegate da tutt’Italia, sia pastori/e (a rotazione), sia laici/e eletti dalle rispettive comunità, e non vincolati dalle prese di posizione delle stesse, ma solo alla loro libertà di scelta e di coscienza: per questo l’antico nome tradizionale è “deputati o deputate”. I lavori si concluderanno il 25 agosto con le elezioni a tutti gli incarichi compresi quelli della Tavola, il massimo organo di governo, rinnovabile ogni anno, così come per il Moderatore - per la seconda volta nella storia, dopo la pastora Maria Bonafede che fu la prima - attualmente una donna, la diacona metodista Alessandra Trotta. E al termine di queste elezioni, avviene il culto di chiusura, con la Santa Cena e la benedizione. Il Sinodo, quindi è concepito teologicamente come un unico culto, che comprende un tempo che va dalla domenica al venerdì.
Molti gli invitati di diverse Chiese nazionali e internazionali dell’ecumene cristiana, come dalla Scozia, gli Stati Uniti, la Germania, Austria, Belgio, Gran Bretagna, Paesi Bassi, Portogallo, Repubblica Ceca, Svizzera e Ungheria. Presente al culto di apertura anche monsignor Derio Olivero, vescovo di Pinerolo.

"Come si accoglie Gesù", Luca 7,36-50
Il tema dell’accoglienza è stato sviluppato nella predicazione del pastore Sergio Manna, sul famoso passo di Luca 7,36-50 “la peccatrice perdonata”, previsto per oggi dal Lezionario di letture bibliche quotidiane ”Un giorno una parola”, adottato da queste Chiese cristiane. “Come si accoglie Gesù? Come si viene accolti da Lui? – si è chiesto il predicatore - Non basta essere religiosi per accogliere Cristo. Si può invitare Gesù a casa propria senza veramente riceverlo, come fa il fariseo Simone, che lo invita senza però ‘accoglierlo ’- scandalizzandosi del gesto di quella peccatrice che unge i piedi di Gesù con l’olio odorifero, cospargendoli di lacrime e asciugandoli coi suoi capelli .
"Il linguaggio di questa donna è muto, ma le sue lacrime sono lacrime di pentimento e i suoi gesti sono gesti di amore.” I credenti devono “riconoscersi come quello che siamo, peccatori e peccatrici, bisognosi di grazia e di redenzione. Gesù esorta l’uomo che pretende di amare Dio senza amare il prossimo a guardare il prossimo con lo sguardo amorevole di Dio. C’è speranza di redenzione per questa donna che sembra di aver sbagliato per buona parte della propria vita. Ma c’è speranza di redenzione anche per Simone, che viene invitato a scoprire il volto misericordioso di Dio, così diverso dall’immagine monolitica e giudicante da lui interiorizzata.” L’atteggiamento di Gesù è “un mirabile esempio di quello che Carl Rogers, padre della psicologia umanistica, definisce ‘accoglienza positiva incondizionata’, che in fondo non è altro che un modo laico per esprimere quello che noi, in termini teologici, chiamiamo grazia.” Non dobbiamo dimenticare, perciò che la Chiesa “Non è una Chiesa perfetta che brilli per la propria santità, è una comunità di peccatori e peccatrici perdonati, che sempre di nuovo hanno bisogno di ravvedimento ,di conversione, di affidarsi alla grazia immeritata del Signore.”
Consacrato pastore Giovanni Bernardini
Al termine del culto è stato consacrato pastore Giovanni Bernardini, 31 anni, che sta attualmente svolgendo il suo periodo di prova a Riesi, in Sicilia, e sono state accolte due pastore, provenienti da chiese sorelle, che vengono a svolgere il loro servizio qui in Italia: Adriana Florea, rumena, che è stata nominata direttora del Centro ecumenico internazionale “Agape” di Prali, e Sara Mae Gabuyo (nella foto in basso a sinistra), di origine filippina, metodista, che presterà servizio presso la chiesa metodista di lingua inglese di Roma Ponte Sant'Angelo.

Nei giorni precedenti l’apertura dei lavori, ci sono sempre importanti incontri. Si inizia subito con la teologia, per l’appunto, la tradizionale “Giornata Miegge”, che porta il titolo significativo “Fra la parrocchia e il mondo”, quest’anno dedicata proprio al teologo che gli dà il nome, Giovanni Miegge (1900- 1961), uno dei più importanti pensatori dello scorso secolo.
Impossibile addentrarci nei singoli interventi, ricordiamo i tre temi introdotti nella prolusione da Bruna Peyrot ,presidente della Fondazione Centro culturale valdese. Innanzitutto il pensiero di Miegge come impegno esistenziale, che insegna ad ogni credente la “resistenza” in tempo di transizione, contrassegnato dagli aspetti negativi, di distruzione, del tramonto di un’epoca. In secondo luogo il valore della “terra”, l’eredità dei padri e dei martiri, che però nella transizione della contemporaneità può essere dissipata. ”Ci vuole l’oasi, per resistere nel deserto”- ha commentato Peyrot. In terzo luogo la “frontiera cristiana”, cioè il confronto con il pensiero laico: la fede è un “esserci nella storia” in tutti i suoi aspetti, è la “nostra interezza nella storia”.
Il teologo Fulvio Ferrario ha poi sviluppato dettagliatamente e con ampio raggio di connessioni la autodefinizione di Miegge come un “liberale post-barthiano”- ripresa poi da Giorgio Spini. E lo storico Filippo Maria Giordano ha affrontato gli anni dei “giovani barthiani”, la Resistenza, la nascita con Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi del pensiero federalista europeo, e il primo dopoguerra.


Gli interventi nel Presinodo di ieri
Nel pomeriggio si è sviluppato il dibattito sull’attualità introdotto dalle relazioni dei pastori Winfrid Pfannkuche e Daniela Di Carlo: il rapporto tra fede, società e politica, nella frammentarietà conflittuale dell’oggi e del soggetto stesso - per cui è necessaria una complessa e difficile “ricucitura del soggetto sociale frammentario”, che affronti il tema della relazione interumana, riconducendo ogni cosa nel suo contesto. Di qui l’importanza della comunità cristiana e del ruolo pastorale: “la chiesa che ti permette anche di piangere sulla spalla di qualcuno...”
C’è inoltre un “filo rosa” che riunisce vari momenti , in particolare la serata pubblica di domani alle 20,45 al Tempio sul tema “Oppressione, resilienza, trasformazione: donne nello spazio pubblico.” Ma già nella giornata di ieri, sabato si è tenuto il consueto “Presinodo” organizzato dalla Federazione donne evangeliche in Italia (Fdei) e dalla Federazione Femminile Evangelica Valdese e Metodista (FFVM), la cui presidente, Gabriella Rustici ha sintetizzato in conclusione i lavori di gruppo). L’incontro è stato introdotto dalla presidente della Fdei ,pastora Mirella Manocchio su “Donne protagoniste in una società che cambia”, moderato da Alberto Corsani, direttore di Riforma, con interventi di Sara Rossi Guidicelli, di Antonella Visintin e di Barbara Oliveri Caviglia. Guidicelli , scrittrice e giornalista, si è soffermata sul ruolo delle badanti, su cui ha scritto un libro e anche uno spettacolo teatrale. Visintin, molto attiva nel movimento femminista laico e delle chiese, ha sottolineato la necessità di essere sì “protagoniste”, ma nella propria vita, prima di essere protagoniste di qualcosa: questo non significa protagonismo, ma un percorso dentro un collettivo. Barbara Olivieri Caviglia, presidente dell’Ospedale evangelico internazionale di Genova, ha sottolineato l’emergere della “povertà sanitaria”, e l’esigenza come donne di progetti di prevenzione, aiuto e cura, con attenzione particolare alle donne vittime di violenza e all’educazione all’affettività e alla sessualità: “Andiamo nelle scuole, perché la parità di genere va insegnata fin da piccoli.”

"Pari o dispari? Una questione di genere"
Il “ genere” è stato anche al centro di un convegno della Diaconia valdese( CSD )dal titolo: “Pari o dispari? Una questione di genere”, presentato dal pastore Francesco Sciotto, presidente della CSD, su cui è stato anche edito un “Quaderno”, e che ha ricordato la decisione di chiedere la “certificazione sulla parità di genere nei posti di lavoro”, istituita da una legge del 2022 e di averla conseguita: “E’ stata per noi anche un’occasione per riflettere sul tema della parità nei nostri servizi”- ha detto. L’incontro è stato moderato da Monica Fabbri in dialogo con le componenti del “Comitato parità “ della CSD Marzia Disarò e Miriam Mourglia. A sua volta Alessandro Rizzo (Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche) ha ampiamente illustrato il panorama italiano ed europeo il cui obiettivo è di porre fine alla violenza di genere, collegata anche alla discriminazione, povertà e sfruttamento del lavoro femminile.
Anche i giovani hanno avuto il loro incontro, organizzato dalla Federazione giovanile evangelica in Italia (Fgei), svoltosi con la consueta simpatica fantasia in un giardino fornito di tavoli e buffet: “Futuro remoto, temi e generazioni in dialogo davanti a uno spritz”, questo era il tema. Ma è stato un discorso collettivo svolto anche con serietà: l’ amicizia intergenerazionale intorno ai tavoli si è intrattenuta nel modo del “Word-caffè”, con scritte e disegni sulle tovaglie di carta e discussioni su temi coinvolgenti come la politica, l ‘ambiente, la spiritualità, e ancora...il leit- motiv de “il genere”!”
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