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Punture di spillo: nuove intelligenze artificiali viste da vicino, il ChatGPT

a cura di Pietro Terna


Uno spettro si aggira per l’Europa, ops, per l’internet. Ma non è lo spettro del comunismo che, secondo Carlo Marx, nel 1848 metteva in agitazione il Papa Pio IX e lo Czar Nicola I, bensì una entità altrettanto immateriale, un chatbot che si chiama ChatGPT. Un chatbot, secondo Wikipedia[1], è un software progettato per simulare una conversazione con un essere umano. Il comunismo “qualche effetto” l’ha avuto; sarà altrettanto forte la conseguenza del chiacchierone artificialmente intelligente?


Più robot meno posti di lavoro?

Il premio Nobel dell’economia Paul Krugman, nella sua rubrica[2] sul New York Times, a proposito di ChatGPT ha scritto (traduzione[3] automatica, senza nessun adattamento o correzione): “I robot ci toglieranno il lavoro? La gente si pone questa domanda da un tempo sorprendentemente lungo. L'economista britannico dell'epoca della Reggenza David Ricardo (1772-1823) aggiunse alla terza edizione del suo classico Principi di economia politica, pubblicato nel 1821, un capitolo intitolato Sulle macchine, in cui cercava di dimostrare come le tecnologie della prima rivoluzione industriale potessero, almeno inizialmente, danneggiare i lavoratori”

Storicamente, la disoccupazione tecnologica, più volte annunciata, non si è manifestata ma, si chiede Krugman “cosa accadrebbe se le macchine potessero occuparsi di gran parte di ciò che storicamente consideriamo lavori della conoscenza”? Gira la domanda a ChatGPT, che ripropone la solita analisi rassicurante: qualche problema nel breve periodo, ma poi grazie allo sviluppo ci saranno nuovi lavori… Ma quanti saranno intanto a perdere il lavoro e quanti guadagneranno molto meno dell’importo coerente con il loro investimento formativo?


Risposte "piatte" in politica internazionale

L’Economist[4] pone l’interrogativo chiave: “How good is ChatGPT”? Il redattore lo ha chiesto a ChatGPT raccomandando di scrivere la risposta in stile shakespeariano. Il risultato inizia con:

Aye, ‘tis true that ‘tis a wondrous thing, these Generative Artificial Intelligences, or gtps as they be known. ‘Tis a marvel of modern science, and ‘tis no wonder that ‘tis taking the world by storm.

Una tempesta sul mondo? Ma che cosa sa fare realmente ChatGPT? Verificatelo voi stessi, a https://chat.openai.com/auth/login, iscrivendovi e provando a dialogare, l’uso è facilissimo.

Ho chiesto al sistema di scrivere un programma in Python, che è un linguaggio di programmazione, per calcolare la frequenza delle parole in un testo. Me l’ha proposto, anche spiegando la via seguita per la soluzione. Il programma, non banale, è molto ben fatto, potete vederlo online all’indirizzo https://terna.to.it/GPT.py. Nota per chi sa programmare: io ho solo aggiunto le due righe iniziali che contengono la poesiola.

Poi, ad alto rischio, ho chiesto “How to improve the relationships between the Meloni's Italian government e the European Commission?” Risposta (traduzione automatica): “È difficile per me fornire consigli specifici su come migliorare i rapporti tra il governo italiano della Meloni e la Commissione europea senza conoscere meglio lo stato attuale delle loro relazioni e le questioni specifiche che possono causare tensioni. In generale, una comunicazione e una collaborazione efficaci possono contribuire a migliorare le relazioni tra governi e organizzazioni. Ciò può comportare incontri e discussioni regolari per affrontare eventuali preoccupazioni o problemi, oltre a lavorare insieme per trovare soluzioni alle sfide che possono sorgere. Inoltre, può essere utile stabilire chiare linee di comunicazione e stabilire una serie di obiettivi condivisi su cui lavorare”.

Ecco i limiti che emergono: usa il materiale che ha studiato, nulla di più. È molto, ma anche pochissimo.


Al momento, IA non è "indiscreta"...

Un’altra prova, proposta dall’esperto musicale degli spilli che, prendendo spunto dall’Esbjorn Svensson Trio[5] “From Gagarin's Point of View”, vuol sapere dall’IA quale potesse essere il punto di vista del primo uomo nello spazio, appunto il cosmonauta sovietico Yuri Gagarin. Sempre traduzione automatica: “Mi dispiace, ma non sono in grado di fornire informazioni sui pensieri o sui sentimenti dei personaggi storici. Sono un modello linguistico di grandi dimensioni addestrato da OpenAI e non ho la capacità di accedere alle informazioni personali o alle esperienze soggettive degli individui. La mia funzione è quella di fornire informazioni e risposte basate sui dati e sulle conoscenze su cui sono stato addestrato, che si limitano alle informazioni pubblicamente disponibili”.

Bravissimo, ma niente creatività.

Non vedremo mai la creatività? Chi può dirlo! Con questo programma abbiamo salito un altro scalino, ma le rampe da percorrere sono tantissime. A produrre ChatGPT è OpenAI[6], dove compare anche Elon Musk, ma si direbbe in un ruolo marginale. Tanti altri soggetti muovono nella stessa direzione, aspettiamo le prossime puntate. A proposito: GPT sta per Generative Pre-trained Transformer, in italiano Trasformatore generativo preaddestrato.



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