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Punture di spillo. Da Trump a Musk passando per Salvini, più "nulla" per tutti...

a cura di Pietro Terna


Noi abbiamo Salvini che, in un momento libero dall’impegno di difendere i confini, di un immigrato ucciso dalle forze dell’ordine[1] – certo, li stava aggredendo con un coltello, ma c’è modo e modo di reagire quando si maneggia un’arma da fuoco –, ha detto «non ci mancherà».[2] Negli Stati Uniti hanno Musk, che promette un premio al giorno da un milione tra coloro che firmano una sua petizione sulla libertà di parola (libero insulto e fake news) e il diritto di portare le armi, ma l’estrazione avviene solo tra gli elettori degli stati in bilico ed è del tutto palese il legame con il voto a favore di Trump.[3] Lo stesso Musk ha vinto il premio canzonatorio del rasoio arrugginito – rusty rasor award – per la pseudoscienza[4] con la motivazione che “Da quando Musk [ne] ha preso il controllo, Twitter è diventato un terreno di coltura per ogni sorta di disinformazione e pseudoscienza, con Musk che è intervenuto personalmente per eliminare i controlli e gli equilibri, con la scusa di un impegno per la libertà di parola – almeno fintanto che questa libertà di parola si allinea con le sue opinioni personali. Musk non solo ha dato il benvenuto ad alcuni dei più dannosi divulgatori di falsità nocive, ma si è attivamente impegnato con loro e ne ha amplificato le voci”.

Il premio  del rasoio arrugginito richiama il principio scientifico del rasoio di Occam[5] «Frustra fit per plura quod fieri potest per pauciora» o «È inutile fare con più ciò che si può fare con meno». Espresso nel XIV secolo dal filosofo e frate francescano Guglielmo di Occam, risale ad Aristotele e Tolomeo. Alla figura di Guglielmo di Occam si rifà molto probabilmente il personaggio creato da Umberto Eco ne “Il nome della rosa”, con il nome di Guglielmo da Baskerville. Provate ad applicare il rasoio alle affermazioni di Trump, di Musk, di Salvini, tanto per avere materia di lavoro: resterà il nulla. Resta, per i due gemelli temporanei Musk e Trump – che si agitano freneticamente sul palcoscenico elettorale americano – e per l’italiano che dichiara guerra a chi dovremmo tutti cercare di aiutare, il fatto di appartenere alla cerchia di coloro che si considerano al di sopra della legge. Per molti di loro, anche al di sopra delle tasse.[6

Il mondo guarda con il fiato sospeso a ciò che accadrà il 5 novembre quando, dopo il voto o ancor prima della conclusione dello spoglio elettorale, vedremo emergere comportamenti insensati da parte dei sostenitori di Trump, sia in caso di vittoria o sconfitta del tycoon. A proposito di chi prevarrà, se Harris o Trump, personalmente seguo due fonti di valutazione. La prima è una pagina del sito dell’Economist che quotidianamente pubblica il risultato di una serie di simulazioni dell’evento elettorale, con la percentuale di casi in cui vince l’uno o l’altro dei candidati.[7] La seconda è una borsa molto particolare, in cui si comprano o si vendono due titoli: uno vale un dollaro se vince Trump e zero nel caso opposto, l’altro vale un dollaro se vince Harris e zero se perde. Il sito[8] è gestito dall’Università dell’Iowa, con l’intendimento di condurre esperimenti sociali sui comportamenti. Si tratta di una iniziativa che procede da una trentina di anni, con errori molto spesso inferiori a quelli dei sondaggi. Come mai ora una così grande differenza tra i sondaggi che oscillano intorno a valori centrali, ora con lieve vantaggio di Trump, e il dato drasticamente a favore di Harris nell’esperimento con i comportamenti di acquisto e vendita?

La mia risposta è che si tratta di partecipanti molto molto differenti: gli arrabbiati e i riflessivi, per individuare i due gruppi senza connotazioni offensive per nessuno, come si dovrebbe sempre fare in politica. Quando l’aggressivo intervistatore della rete Fox, Bret Baier, ha cercato di indurre Harris a insultare le persone che sostengono Trump – “Sono fuorviati, il 50%? Sono stupidi? Cosa c'è?” – la risposta della candidata è stata magistrale: «Oh, Dio, non direi mai questo del popolo americano. E in effetti, se ascoltate Donald Trump, se guardate uno dei suoi comizi, è lui che tende a sminuire e sminuire il popolo americano. È lui che parla di un nemico interno. Un nemico interno, parlando del popolo americano».[9]

Il nostro grande “piccolo baccelliere di musica”, di cui vorrei svelare il nome quanto prima, si collega al richiamo alla libertà che viene dai vati del populismo e che ha qualcosa di grottesco. Alla libertà, nel diciannovesimo secolo, anelavano gli anarchici. Era un’epoca in cui difendere i confini non era  avvertito da tutti come un obbligo, tanto che una massa di italiani li varcava per andare l’estero a cercare fortuna. Alla fine dell’Ottocento, Pietro Gori scrisse Nostra patria è il mondo intero, canto degli anarchici.[10] Fu pubblicato nel 1898 sulla rivista degli anarchici italiani profughi in America, La questione sociale. Pietro Gori fu poeta e avvocato, giornalista e attivista anarchico, tre volte esiliato; è ricordato come uno dei principali autori di canzoni anarchiche del suo tempo. Fra queste spicca Addio Lugano bella. Nato a Messina nel 1865, morì a Portoferraio, Isola d’Elba, nel 1911 e qui è sepolto. Il Comune di Portoferraio gli dedicò la piazza principale del paese. Nel 2018 l’amministrazione ritenne di modificare la toponomastica, dedicando la piazza all’ultimo sindaco. Forse anche lui difendeva i confini. A Pietro Gori è dedicato un bellissimo disco che nel 1998 realizzò il saxofonista Maurizio Camardi, intitolato proprio Nostra patria è il mondo intero. Da questo disco ascoltiamo Milonga de un triste,[11] efficace rappresentazione di malinconia e fatica. Malinconia e fatica sono sentimenti che ai vati del populismo sono estranei.

 

Note

[4] Elon Musk beats Dragon’s Den star Steven Bartlett to Rusty Razor pseudoscience award

 

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