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PNRR: un successo che però appartiene a tutti...

  • Galeno
  • 8 ago 2024
  • Tempo di lettura: 3 min

di Galeno

 

@mef.gov.it

Nel mio II secolo era ormai lontano il periodo in cui in Grecia si dormiva nei santuari consacrati ad Asclepio[1] per guarire dalle malattie. Quei santuari erano costituiti da una fonte o un pozzo, circondati da un bosco sacro, e dalla clinica in cui i malati passavano una notte; dopo un sogno seguiva la guarigione o le prescrizioni per ottenerla. Senza credere minimamente alla questione del sogno, cercai anche io con tutte le mie forze di convincere i personaggi altolocati che mi onoravo della loro amicizia, sino all’imperatore, ad attingere dalle casse dello stato i sesterzi necessari per costruire la mia clinica a Roma, ma senza successo. Ora invece so dai giovani medici che restano in contatto con me – grazie a quella magia che chiamate WhatsApp – che nel vostro XXI secolo c’è un pozzo da cui si attingono monete chiamate euri invece che sesterzi e che si possono usare per fare strade, scuole, ospedali… Come siete fortunati!

Se ho capito bene quel pozzo si chiama PNRR e significa Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, e l’avete scoperto nel 2021, ma presto si esaurirà, certo con qualche rinvio delle scadenze, ma assai breve. E allora, quanti ne avete tirati su di sesterzi, ops, di euri dal pozzo? I miei giovani medici dicono che sono pochi quelli utilizzati, ben meno di quelli ricevuti, ma so che sono dei criticoni. Un certo Fitto, che fa parte del Consilium principis che collabora con l’imperatore – sarebbe più giusto imperatrice, ma mi hanno detto che rischio una multa di 5mila sesterzi –, sostiene[2] che siete all’85% o al 92% di utilizzazioni. Sono valori enormi. Mi occupavo di medicina e non di aritmetica, ma so anche io che le percentuali sono strumenti pericolosi se non è ben chiaro che cosa sta a numeratore e che cosa a denominatore. Ieri come oggi...

La frase esatta[3] è: «La presente Relazione riporta lo stato attuale dell’avanzamento finanziario e procedurale del PNRR, indicando l’attivazione dell’85 per cento delle misure previste nel Piano con un livello di spesa pari a 51,4 miliardi di euro. Con particolare riferimento alle misure che prevedono procedure di affidamento, al 30 giugno 2024 risulta attivato il 92 per cento degli investimenti e risultano concluse gare per 111 miliardi di euro».

Ho sguinzagliato i giovani medici che mi onorano della loro attenzione e hanno trovato delle informazioni molto interessanti.[4] Mi hanno mandato un po’ di numeri, mi sembra quasi una ricetta per uno di quei medicinali che voi chiamate galenici. Mi hanno detto che la prima cifra indica l’importanza del PNRR[5] rispetto al PIL – che vuol dire prodotto interno lordo, mi hanno spiegato, chissà che cosa è –, e che la seconda è la quota di realizzazioni. Ecco gli ingredienti, ops, le nazioni, e i numeri: Bulgaria con 6,06 e 7 (pochino); Croazia con 13,13 e 36 (bravi); Grecia con 16,32 e 23 (non male); Ungheria con 5,31 e 0 (proprio zero, non è un errore; certo ci vuole impegno per riuscirci); Italia con 9,32 e 37 (bravi); Lituania con 5,35 e 17 (così così); Polonia con 7,97 e 12 (idem); Portogallo con 8,37 e 23 (idem); Romania con 8,78 e 14 (idem); Slovacchia con 5,22 e 26 (bravini); Spagna con 11,15 e 30 (bravi).

Tutto considerato, perché allora arrampicarsi sugli specchi e non dire semplicemente che se non siete splendidi in ogni caso non sfigurate minimamente? Soprattutto, perché non cercare una conferma corale per meglio procedere, dato che il lavoro ha attraversato l’impegno di più imperatori (ops, governi)?


Note

[5] I Paesi con meno del 5% di importanza del PNRR sul PIL non sono riportati.

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