Osservando i nostri tempi
- Domenico Cravero
- 5 giorni fa
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Aggiornamento: 4 giorni fa
Educazione: è irresponsabile rinunciare alle regole
di Domenico Cravero

Siamo quotidianamente sconvolti dai fatti di cronaca, con le loro immagini di violenze omicide commesse da adolescenti e giovani. È giusto che esempi di mali estremi cui assistiamo ci tocchino e sconvolgano ma anche che ci facciano capire che è necessario rivedere tutta la pratica educativa familiare e sociale. La condizione giovanile oggi è chiaramente svantaggiata. Gli adolescenti attraversano momenti di ansia e di solitudine che pongono loro domande di senso: “Cosa è veramente importante per me? Quale scopo devo scegliere per una vita soddisfacente e piena?”. A volte hanno difficoltà a rispondere. Temono di smarrirsi di strada e faticano a trovare modelli. Tutti riconosciamo che educare vale più che punire ma ci sentiamo smarriti e confusi, come se avessimo perso la fiducia nella capacità dell’educazione di far crescere persone libere e mature. Una società civile ha certo bisogno anche di regole giuste. Le leggi tuttavia presuppongono autorevolezza (“ciò che fa crescere”). I modelli valoriali si sono indeboliti, c’è un grande vuoto di credibilità.
La sociologia del diritto ci ha insegnato il significato e il valore delle leggi civili. Esse possono contribuire a creare stili di vita, aiutano la formazione della mente (che è il cervello modellato nella società e nella natura). L’adolescente ha bisogno di riferimenti dentro e fuori la famiglia; ha bisogno di guida e direzione, anche quando sostiene l’opposto. La sussistenza personale si regge, infatti, sulle relazioni. Gli adulti invece appaiono spesso poco disponibili perché stressati e sovraccarichi. L’esercizio della loro autorità è incostante e a tratti sproporzionato. Il loro ruolo è sostituito facilmente da influenze esterne (il gruppo, il potere dei social). È irresponsabile rinunciare a porre regole. Sono esse che aiutano il passaggio dalla gratificazione istantanea (“faccio solo ciò che mi piace”) alla responsabilità “faccio ciò che è giusto”. Questo passaggio deve essere guidato. Gli adulti che si rassegnano condannano l’adolescente all’abbandono.
La famiglia è stata scombussolata da diffusi cambiamenti nella struttura e nei modelli. Le leggi non potranno mai riempire il vuoto della genitorialità. Le grandi trasformazioni sociali hanno creato le condizioni per una nuova domanda della sua qualificazione. Non si può più pensare di fare i genitori senza formazione. È cambiato tutto.
Nell’attuale società non è previsto che la famiglia abbia un’identità collettiva. È possibile però individuare linee educative comuni, nel libero dibattito e nel rispetto della pluralità delle situazioni. La genitorialità riuscita, man mano che i figli raggiungono l’autonomia, può trasformare la sua capacità generativa in creatività sociale. È innaturale l’isolamento attuale delle famiglie. Nelle comunità (scuola, sport, oratorio, parrocchia) e sul territorio, i genitori organizzati possono realizzare azioni sociali impegnative: Scuole dei genitori, Costituenti educative, spazi di genitorialità condivisa. Se espresso con rispetto (onorare le differenze, non allontanare il diverso, favorire il legame) e gentilezza (mostrare riguardo e sostegno per le reciproche fragilità) tutto può diventare motivo di dialogo. Insieme si possono esplorare nuove possibilità: non limitarsi a inibire gli impulsi (le leggi), ma lavorare sulle emozioni (gli affetti, i legami) e sui valori (l’educazione).
È necessario anche inventare riti di passaggio, stimolare la creatività e l’autoefficacia, favorire la formazione di legami con adulti diversi dai genitori. Devono aumentare le opportunità: ogni adolescente dovrebbe avere almeno un aspetto della vita in cui percepirsi riuscito. Umanità e pianeta hanno urgente bisogno di cura: aiuterebbe molto la sinergia tra creatività giovanile ed esperienza adulta. L’entusiasmo e l’ingegno delle nuove generazioni possono contribuire a trovare soluzioni a problemi globali seri. Neuroscienze e pedagogia offrono oggi indicazioni pratiche e ragionate: cura del corpo (sonno, nutrizione, movimento), cura della mente (integrazione delle tecnologie graduale), cura dello spirito (lettura, riflessione, silenzio), nessun compromesso con alcol e droghe. Il resto lo aggiunge l’esperienza: i contatti non possono sostituire le amicizie, il virtuale non può rimpiazzare il reale, aiutando gli altri si diventa più felici e si migliora la salute. C’è molto da fare ed è possibile farlo.
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