L'inflazione vista dal Wyoming: si danza attorno al totem del 2%
- Galeno
- 26 ago 2023
- Tempo di lettura: 2 min
di Galeno

Il 22 agosto, tre giorni prima del tradizionale incontro delle Banche centrali a Jackson Hole, Wyoming, nella zona montagnosa occidentale degli States, il Nobel dell’economia Paul Krugman, cattivo ragazzo che proprio per questo mi sta simpatico, scriveva sul New York Times[1] “If the inflation target is wrong, why can’t we just change it?” (Se l'obiettivo di inflazione è sbagliato, perché non possiamo cambiarlo?). L’inflazione deve restare ancorata al 2% all’anno? Chi l’ha detto? Già l’inflazione, che è sia il fenomeno dell’aumento dei prezzi, sia la sua misura, è un artefatto degli economisti che produce effetti moltiplicativi perversi, con il prezzo della tazzina di caffè che aumenta perché il barista ha letto le previsioni sull’inflazione futura e “si porta avanti”. L’obiettivo del 2% è la sublimazione di quel costrutto artificiale.

Frenare ancora l’economia per ottenerlo, anche se l’esperienza ci dimostra che così il rischio della recessione si avvicina? Non ci si potrebbe attestare, argomenta Krugman, a quel 3% verso il quale la cosiddetta core inflation,[2] o inflazione di base sta naturalmente tendendo? Cambiare l’obiettivo nuocerebbe alla credibilità delle Banche centrali? Allora lo si faccia senza sbandierare il cambiamento.
Anche se sono nato nel II secolo e sono un medico, sono molto attento alle vicende economiche che riguardano i miei amici del XXI secolo e quindi ho atteso con grande curiosità la fine del 25 agosto per conoscere entrambi gli interventi[3] chiave di Jackson Hole: quello di Jerome Powell, banchiere e presidente della Fed, iniziato alle 8:05 (le 16:05 in Italia), e quello di Christine Lagarde, presidente della BCE, all’una del pomeriggio (le 21 in Italia).

Eccoli lì i due arbitri dei prezzi, con Powell[4] che afferma che “(…) la politica monetaria restrittiva avrà probabilmente un ruolo sempre più importante. Per riportare l'inflazione al 2% in modo sostenibile si prevede che sarà necessario un periodo di crescita economica inferiore al trend e un certo ammorbidimento delle condizioni del mercato del lavoro (ndr: un po’ di disoccupazione)” e Lagarde che fa da sponda, assicurando che[5] occorre “(…) mantenere la fiducia del pubblico nel fatto che, anche in un nuovo contesto, non perderemo di vista il nostro obiettivo. Dobbiamo e vogliamo mantenere l'inflazione al 2% nel medio termine”.
Ma se tra un po’ non ci credono neanche più i tedeschi, in cammino verso la recessione! Personalmente non c’entro, ma voi del XXI secolo li avete votati questi? E com’è allora che sono lì?
Note [1] https://tinyurl.com/3ny7keje [2] Calcolata senza tenere conto dei beni i cui prezzi sono più volatili, come energia e alimentari. [3] A https://www.kansascityfed.org/research/jackson-hole-economic-symposium/jackson-hole-economic-policy-symposium-structural-shifts-in-the-global-economy/ si trova l’agenda completa dell’incontro, con i testi degli interventi e anche il video di Powell. [4] (…) restrictive monetary policy will likely play an increasingly important role. Getting inflation sustainably back down to 2 percent is expected to require a period of below-trend economic growth as well as some softening in labor market conditions. [5] (…) to maintaining public confidence that, even in a new environment, we will not lose sight of our target. We must and we will keep inflation at 2% over the medium term.
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