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L'APPUNTAMENTO DI OGGI. Per la Pace in piazza Arbarello

Aggiornamento: 26 ott 2024

Oggi alle 14,30 a Torino giornata di mobilitazione nazionale. Parola d'ordine: il tempo della pace è ora


Quante sono le guerre in corso nel mondo adesso? Per iniziare con la contabilizzazione, occorre definire il concetto di guerra, che è tale quando c'è  "un conflitto aperto e dichiarato fra due o più stati, o in genere fra gruppi organizzati, etnici, sociali, religiosi condotto con l’impiego di mezzi militari". Dopo questa premessa, oggi, 26 ottobre, nella giornata di mobilitazione nazionale per la Pace, si rimanda al lungo elenco che ha compilato Giovanni De Mauro, direttore della rivista Internazionale (in Quante sono le guerre in corso nel mondo adesso? - Per la pace). Ed è un elenco da brividi. In primo luogo perché sono ben 59 guerre in cui il genere umano si massacra, odia e incita all'odio.

Il pensiero corre immediatamente alla guerra in Ucraina, dopo l'aggressione russa, che disintegra cose e persone dal 24 febbraio 2022. Un teatro bellico dove c'è ora di tutto un po': piccola enciclopedia popolare dell'orrore e specchio delle tensioni internazionali che derivano dallo scontro tra Usa e Russia, con la Cina che osserva e sorvola Taiwan a scopo intimidatorio, e la Corea del Nord di un dittatore folle che sembra desiderosa soltanto di menare le mani per dimostrare al mondo quanto è diventata forte.

L'altro polo del dolore per chi crede nella pace è la carneficina in Medio Oriente, che ha investito la Striscia di Gaza dal 7 ottobre 2023. Sangue palestinese e israeliano, con l'esercito di Tel Aviv che insieme con i miliziani di Hamas elimina indiscriminatamente anche bambini, donne e vecchi. Insomma, fa di tutta un'erba un fascio... il che sembra venire naturale al premier Netanyahu. Un copione che si ripropone e si rinsalda di giorno in giorno da alcuni mesi in Libano con la discesa in campo di Hezbollah, che terrorizza da mesi con i suoi missili le città di confine di Israele.

Ma non è finita. Perché De Mauro ci ricorda che la definizione "guerra" si applica anche agli avvenimenti in corso in Messico dal 2006, dove polizia ed esercito contrastano i cartelli della droga (che a loro volta si sparano tra di loro); uno scontro che dall'inizio dell'anno ha provocato quasi 1.400 morti. I media concentrano la loro attenzione, per rimanere nel perimetro delle "guerre regionali" altrettanto violente e dal pesante bilancio di vittime, anche in Siria, in Iraq, nello Yemen, in Etiopia (regione del Tigrai).

Allontanandoci dalla madre Europa si arriva al centro Asia, su cui domina l’Afghanistan, spazio immenso di guerra dagli anni Settanta, dall'invasione dell'Unione Sovietica, nelle cui fosse sono sotterrate milioni di persone, dove la legge è imposta dal fanatismo dei talebani che finora ha regalato soltanto attentati, carestie ed esodi forzati.

Spingendoci ad est, lo sguardo sulla cartina si posa sulla Birmania: qui i necrologi della guerra civile sono prossimi alle cifra di 4mila. Impressionante. A ciò è doveroso sommare, per le implicazioni soprattutto internazionali, le guerre “a bassa intensità”, in cui primeggiano Pakistan e India per la regione del Kashmir, il Sudan, Repubblica Democratica del Congo, Somalia e Mozambico.

Infine, non possiamo dimenticare la guerra senza nome che si combatte ogni qual volta un migrante cerca di sfuggire al suo destino, viaggiando in condizioni disperate, sfruttato e violentato, la cui sorte spesso è affidata alla generosità delle forze della natura attraversando il Mediterraneo. Di quella guerra, da decenni si parla con dovizia di particolari e a fini elettorali, con argomentazioni di comodo in cui si scambia strumentalmente causa per effetto. E, in ultimo, ma non meno importante, con l'uso di un linguaggio che offende noi cittadini, chi ancora crede che il valore di una mano tesa sia proprio l'inizio della pace.



 

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