"Il programma Teen Star distorce l'idea di sessualità"
- Nadia Conticelli
- 15 feb 2024
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 26 nov 2024

La notizia, pubblicata dall'edizione torinese del Corriere della Sera, ha provocato sconcerto e reazioni tra chi per ragioni di principio, indipendentemente dalla propria fede o convinzione religiosa, è contrario all'introduzione del programma "Teen Star" nelle scuole pubbliche. La richiesta di chiarimenti al dirigente scolastico è partita da cinque famiglie di una classe terza della scuola media Nigra di Torino (quartiere Campidoglio) che hanno deciso di non far partecipare i figli al corso di forte impronta cattolica che si basa sulla "teologia del corpo". Come si legge sul sito Teen STAR (Sexuality Teaching in the context of Adult Responsibility – Educazione Sessuale in un contesto di Responsabilità Adulta) "è un percorso di graduale scoperta di come interagiscono nell’età evolutiva tutte le aree della personalità: fisica, emozionale, intellettuale sociale e spirituale". Ancora. "[E'] un percorso che accompagna i ragazzi a riconoscere la bellezza e l’armonia di un corpo fatto per la comunicazione e la relazione". Responsabile dei corsi è la professoressa Pilar Vigil, relatrice di due corsi all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Sull'introduzione del corso nelle scuole pubbliche riceviamo e ospitiamo l'intervento di Nadia Conticelli, capogruppo comunale del Pd a Torino e insegnante.
Quanta violenza psicologica c’è nel mescolare morale e accettazione del proprio corpo che cresce? Il programma Teen Star, introdotto, colpevolmente o superficialmente, in alcune scuole torinesi, che veicola come educazione sessuale precetti morali e informazioni pseudo scientifiche, rientra nel clima di propaganda politica che si sta giocando sulla pelle delle e degli adolescenti e ci richiama tutti alle nostre responsabilità di adulti e di comunità educante. Nessuno può voltarsi dall’altra parte, perché nell’era della post verità e della comunicazione globale, dove può valere tutto e il contrario di tutto, non si può dire di non sapere. E la scelta forte, e non facile, di (poche) famiglie che hanno scelto di ritirare i figli dalla scuola media Nigra, non va lasciata cadere nel vuoto.
Necessaria una corretta conoscenza del proprio corpo
La sessualità consapevole si sviluppa proprio in età adolescenziale ed accompagna le scelte di vita, dal rapporto di coppia, alla genitorialità al rispetto di se stessi, del proprio corpo e di quello degli altri. E’ la migliore prevenzione rispetto alla violenza di genere, fisica o psicologica, alla forza, psicologica e morale, di dire dei non e dei si, di non cadere nelle trappole della vita, che soprattutto per le donne hanno sempre la solita scenografia a sfondo sessuale.
Per questo è necessaria una corretta e sana conoscenza del proprio corpo, una autostima equilibrata, una informazione corretta sulla contraccezione, la consapevolezza del diritto all’autodeterminazione e al consenso. Solo da questo scaturiscono anche le scelte, solide e meditate, di ordine morale e valoriale. E questo è compito specifico della scuola e della sanità pubblica, attraverso i consultori, che con grande lungimiranza nel 1975, in un’epoca in cui sui diritti si teneva la barra dritta, furono istituiti come servizi pubblici, gratuiti e a libero accesso. Questo ne fa i luoghi deputati per fornire alle e ai giovani gli strumenti necessari per un rapporto sano e consapevole con la sessualità, la genitorialità, il proprio genere.
Ma su questo si sta disinvestendo, sia da parte del Governo, sia da parte delle Regioni governate dalla stessa parte politica. E lo si fa orgogliosamente, a colpi di proclami elettorali, in nome della famiglia e della salvaguardia della dignità della donna, anzi della “madre”, in realtà per strizzare l’occhio a filiere oltranziste e oscurantiste.
Ma la colpevolizzazione, le informazioni distorte o scientificamente infondate consegnano le nostre figlie e le nostre allieve all’anticamera della violenza sessuale, del sexting, della sessualità tossica. I punti viola, il codice rosso, le norme antiviolenza che si invocano a gran voce, sono strumenti che necessitano però della coscienza del proprio valore, dell’orgoglio del proprio corpo e dei propri diritti, in primo luogo quello di dire no, e di pretendere che la società tutta legittimi e difenda quei diritti.
La scuola pubblica ha una responsabilità professionale e sociale nei confronti delle giovani donne. I dirigenti delle scuole interessate non possono rinunciare ad esercitarla, perché prima della militanza politica, prima del credo personale viene la responsabilità nel coltivare il futuro, che in questo mestiere si esercita quotidianamente.
Nadia Conticelli
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