Il futuro di Torino? Ripartiamo da un maggior coinvolgimento dei cittadini
- Tiziana Ciampolini
- 19 dic 2024
- Tempo di lettura: 2 min
di Tiziana Ciampolini

Lunedì scorso si è discusso in Sala Rossa del Bilancio di previsione del Comune di Torino. Discussione amplificata dall’opposizione di centro destra che ha agitato la protesta populista che a secondo delle situazioni assume forme diverse; nel caso specifico, i fondi destinati alla casa che però sono stati ridotti dal governo di destra centro… Ma, al di là delle schermaglie in aula, che non hanno scalfito l’unità della maggioranza, vorrei ritornare sul DUP, il Documento Unico di Programmazione che ritengo l’anello fondamentale di governo e di collaborazione tra Giunta e Consiglio, ma anche tra Comune e cittadini, peraltro al centro peraltro del mio contributo alla discussione a nome del gruppo Torino domani.
Per come è costruito oggi, il DUP è un “emerito” sconosciuto e per la forma di scrittura risulta indigeribile. Di qui, la mia convinzione che intorno al DUP si possa costruire un nuovo senso comune e un nuovo senso di visione e di proprietà del cambiamento della comunità torinese che lavora alacremente per la trasformazione della nostra città.
Dunque, occorre fare molto di più nel campo della conoscenza collettiva delle trasformazioni sociali. In altre parole, non si può vivere e contribuire al cambiamento con responsabilità senza conoscere i trend che ci stanno attraversando. E pur ringraziando l’assessora Nardelli e il suo staff per una relazione che si incardina in una prospettiva che legge il presente guardando al futuro desiderabile, è auspicabile che si possa fare molto di più di quanto fatto finora, perché i progetti, gli impegni, la passione e le competenze che la città sta profondendo diventino ampiamente conosciute da tutti i cittadini.
Questa conoscenza deve diventare parte dell’esperienza quotidiana di fasce di popolazione sempre più ampie. Si tratta di persone che vivono in periferia, di giovani, di migranti, di nuove associazioni interculturali del mondo economico e imprenditoriale, del cittadino comune che ha a cuore il luogo in cui vive. Come farlo occorre pensarlo e ri-disegnarlo rispetto al passato, ma credo che tutti possano concordare sull’importanza e sull’urgenza di affrontare la questione.
A questa osservazione se ne aggiunge un’altra: le decisioni di sviluppo locale sono strettamente collegate tra loro, a partire dalla dimensione Circoscrizionale fino ad arrivare alla dimensione regionale, nazionale e internazionale, ossia sono tutte parti di cui non si può ignorare i mutui legami.
Intorno alla cultura della partecipazione, mutualità e sussidiarietà occorre mettere una nuova enfasi e nuove risorse per considerarla una vera prospettiva di educazione civica a cui tendere e verso cui investire se vogliamo davvero portare il nostro territorio a trasformarsi. La politica, la programmazione e le politiche materiali della città non sono nulla, se gli abitanti di una città non sono convinti degli orientamenti proposti e non sono disponibili a sostenerli. Non esiste nessuna entità politica e di governo dotata di un potere così grande per portare, da sola, ad attuazione, un documento, un piano o una politica. Se esistesse, comunque, la sua possibilità di attuazione dipenderebbe dal sostegno della pubblica opinione, non dimentichiamolo, che va educato ad un nuovo senso dello sviluppo possibile e necessario.
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