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I predicatori di un'umanità sempre più vulnerabile

Da Trump a Musk, tra fanatismo e ricerca di certezze


di Emmanuela Banfo


Predicatori sul pulpito, fuori dal pulpito, nelle chiese e fuori dalle chiese, religiosi e pseudo-religiosi. Predicatori fai-da-te dai proclami altisonanti, risolutivi, senza mezze misure. Hanno occupato i talk show come la politica. Alla Casa Bianca se n’è insediato uno, ma non serve dileggiarlo, demonizzarlo. Occorre capire che cosa sta succedendo e dove sono quei piccoli germi che si diffondono e proliferano.

Che cosa c’entra Trump o Musk con i fanatismi religiosi, i santoni o le santone? Il punto d’intersezione sta proprio nel fanatismo, nelle loro promesse di soluzioni facili, nel soddisfare il bisogno di certezze, sta in un pensiero dicotomico a due colori bianco o nero, buono o cattivo. Complessità, contraddizione, articolazione, cambiamento e dunque transizione, pluralità, sono tutti concetti estranei a questo pensiero e, soprattutto, considerati pericolosi. Questo il punto di partenza e questo sarà il punto di ritorno di questa disamina.


Manipolazione psicologica e abuso spirituale

Le cronache periodicamente riportano casi, tragici come quello della strage di Altavilla, dove una madre e due figli sono stati uccisi per liberarli dai demoni, oppure meglio definirli tragicomici come quello della veggente di Trevignano che si dice in contatto diretto con la Madonna, episodi di diversa gradazione di pericolosità e in mezzo numerose vicende sulle quali non si accendono i riflettori mediatici. Sono vicende che parlano di persone allontanatesi dalle loro famiglie, dalle amicizie e frequentazioni quotidiane per confluire in vere e proprie sette. Nei giorni scorsi durante la trasmissione Protestantesimo, su Rai3, la conduttrice Federica Tourn, intervistando Maurizio Montanari (psicanalista) e Ilaria Valenzi (avvocata) ha evidenziato la crescita dopo il Covid in Italia, ma forse anche oltre, di leader carismatici, specie di influencer spirituali che esercitano fascinazione su soggetti fragili, vulnerabili. In quel contesto avviene la manipolazione psicologica, l’abuso spirituale perché è a livello di psiche che agiscono questi leader che cercano e usano un retroterra confessionale per dare base solida alla loro predicazione che è propaganda.

Il neofita si sente al sicuro, immerso in un presunto amore totalizzante, assoluto (lo stesso che origina i femminicidi). I social – hanno detto i due esperti – hanno dato e danno tuttora il loro contributo a questa deriva creando community dove si dà risposta al bisogno di appartenenza, di identificarsi in un gruppo chiuso, protetto e respingente. In sé la tendenza a "fare gruppo", specie in età giovanile, può avere valenze positive, aiutare la crescita individuale e collettiva inserendo le persone in una dimensione di socialità e quindi d’interazione col mondo, ma quando scattano le dinamiche di potere il discorso cambia. I tiranni si servono della manipolazione identitaria per intruppare, soggiogare, dominare. E il/la leader della setta fa altrettanto al solo scopo di esercitare il suo controllo, narcisistico e auto-referenziale. Definirli malati che si rivolgono ad altri malati è una spiegazione troppo semplice.


Narrazioni apocalittiche

Erano malati Mussolini, Hitler e lo sono gli attuali tiranni? O sono soltanto la drammatica esasperazione di quei germi silenti di cui si diceva all’inizio? E’ la banalità del male ben descritta da Hanna Arendt per cui tutti/e siamo portatori/portatrici sani/e di istinti di bramosia di possesso e di supremazia che se non sviluppiamo in prima persona ne facciamo oggetto di culto quando esemplificati da un altro, sia leader religioso che leader politico? Frustrazioni represse che trovano soddisfazione nel leader carismatico.

La narrazione dominante ai nostri giorni è decisamente apocalittica. I toni prevalenti sono estremi e pertanto inducono alla paura e alla conseguente ricerca di un riparo, di un rifugio. La religione può essere uno di questi rifugi. Così come un rifugio può essere una comunità, una ideologia politica, ma anche un rapporto sentimentale, un pensiero che funzioni da disinnesco delle proprie ansie. Il salto spirituale, prima ancora che culturale, che l’umanità non ha compiuto è quello, al contrario, di saper vivere la propria vulnerabilità, la propria fragilità. Anziché averne paura, acquisire consapevolezza della sua ricchezza che ci espone positivamente ai cambiamenti e al riconoscimento e convivenza tra uguali, quali siamo. Invece la ricetta facile è aggrapparsi all’ "uomo o donna dei miracoli", quando appare sulla scena, religiosa o politica.


Identikit del manipolatore

Maria Teresa Pizzulli, che oltre ad essere pianista e compositrice è nel direttivo del CeSAP (Centro Studi Abusi Psicologici) nel dettagliare le caratteristiche dei leader abusanti, che lei circoscrive al mondo delle derive settarie nelle religioni, ma che possono essere individuabili oltre quell’ambito, parla del carisma: "Usa il suo fascino per attrarre e convincere le persone a seguirlo. Ha un ego smisurato e si considera speciale, quasi un intermediario diretto di Dio. Manipola il senso di colpa e la paura. Fa leva sulla paura del peccato, del giudizio divino o della dannazione per controllare i fedeli. E’ autoritario e controllante. Impone la sua volontà senza accettare critiche, usando la fede per legittimare il suo potere. Intollerante al dissenso, non accetta obiezioni o critiche". "Luigi Corvaglia, esperto di culti coercitivi e manipolazione - ricorda Pizzulli – sostiene che l’indottrinamento ideologico acquista più peso nel tempo. Più graduale sarà il processo di persuasione, più si sarà disposti a credere e ad agire secondo le nuove credenze".

In un’epoca di radicalizzazioni, di inciviltà della comunicazione di massa monopolizzata dai padroni della rete, l’utilizzo distorto delle religioni da parte di leader politici, già una realtà da sempre, è destinato ad acuirsi. Alla teologia della sottomissione che fa leva sul senso di colpa e la minaccia del castigo divino – indicata da Pizzulli come uno degli strumenti con cui si esercita l’abuso spirituale – fa da controcanto la teologia della prosperità. Che ha due aspetti: uno che identifica la povertà, ma anche la malattia, ma anche qualsiasi sfortuna della vita, come segno della disapprovazione divina; l’altro che la ricchezza, il successo, siano segno di benedizione. S’intrecciano leit-motiv atavici di cui si trova riscontro nella Bibbia, ad esempio, nella storia del nato cieco nel Vangelo di Giovanni, dove Gesù replica a coloro che gli chiedono chi avesse peccato perché questa creatura fosse colpita dalla cecità.

Al contempo la teologia della prosperità dice qualcosa di molto più sottile: ricchezza, salute, benessere, successo, tutto ciò che va sotto il concetto di felicità, sono benedizione di Dio, gli opposti sono maledizione. E se da un lato questa filosofia di vita incita a mettersi in corsa per conquistare questi primati e, quindi, alla competitività, al bisogno di affermazione, dall’altro stigmatizza ed emargina coloro che a quella corsa non possono o non vogliono partecipare. Se sono malinconica e infelice forse è perché sono più sensibile, più empatica. Se sono povera non è colpa mia, anzi non c’è proprio colpa, piuttosto responsabilità di un sistema sociale, economico, che non mi permette di uscirne. Se sono malata non è colpa mia, anzi non c’è proprio colpa come disse il Nazareno, ma ho diritto alle cure, oggi spesso negate o comunque ostacolate per una fascia sempre più estesa di popolazione.

L'antidoto alle derive autoritarie

Nella sua "Etica della speranza" Jürgen Moltmann scriveva che la salute non è assenza di disturbi, ma la forza di vivere con essi. La salute non è una condizione, ma la forza di essere umani sia nella salute che nella malattia. Le nostre società di morte che si pavoneggiano sbandierando atletici ultracentenari da prendere a modello – per chi può permetterselo – mentre giustamente stigmatizzano la guida spirituale di Trump, la telepredicatrice Paula White e tutta la decantata teologia della prosperità, di fatto stanno andando nella stessa direzione. Il valore della persona, la sua dignità, i suoi diritti fondamentali prescindono, devono prescindere, dal conto in banca, dalle proprietà materiali, dalle sue performance nella vita lavorativa. La vita è a misura di ciascuno/a di noi, non è un programma a tappe forzate. Come a scuola, la vecchia scuola della meritocrazia che classifica ed esclude. 

E "una sana teologia biblica – sottolinea Pizzulli – promuove amore, giustizia e libertà, non dominio", quindi bisogna porre attenzione a sacralizzare leader a cui dare obbedienza cieca, a sottomettersi a una qualsiasi gerarchia foss’anche presentata attraverso una teologia. Non c’è un rifugio da cercare, ma una dimensione collettiva di rispettosa interdipendenza nel senso – e qui i buddhisti sono maestri – di consapevolezza di essere interconnessi, legati da un unico destino che si chiama umanità, che si chiama pianeta Terra, la casa comune. Risvegliare il senso di responsabilità può funzionare da antidoto alle derive autoritarie e all’uso distorto delle religioni. Come dice Adrien Candiard, entrato e poi uscito dall’arena politica per far parte dell’Ordine domenicano, "il fanatismo non è la conseguenza di una presenza eccessiva di Dio bensì, al contrario, il segnale di una sua assenza".

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