Futuro Stellantis: dietro "il grido di dolore", le responsabilità del Governo
- Tiziana Ciampolini
- 20 set 2024
- Tempo di lettura: 3 min
di Tiziana Ciampolini
Lunedi 16 settembre, nel corso delle comunicazioni richieste dalla minoranza sugli eventi di Piazza San Carlo che hanno portato al ferimento di 12 persone, il sindaco Stefano Lorusso ha rivolto l'invito al Consiglio comunale di definire alcuni temi di prospettiva su cui lavorare da qui a fine mandato per costruire un'idea di "quale tipo di città si ha in mente". Mercoledì mattina, la Terza commissione lavoro presieduta da Pierino Crema ((nella foto a destra un momento dell'incontro), presenti i sindacati dei lavoratori e le associazioni dei quadri Fiat, è stata affrontata la crisi Stellantis, il declino dell'automotive, e dunque le prospettive sul territorio torinese che prefigurano una contrazione occupazionale per quasi 40 mila persone. Sull'argomento, interviene la consigliera comunale Tiziana Ciampolini.
Crisi Stellantis o piena de-responsabilizzazione della multinazionale rispetto a quanto sta accadendo agli stabilimenti torinesi? E dove mettiamo la responsabilità del Governo?
Infatti, non è ininfluente domandarsi quale dovrebbe essere il vertice di osservazione per individuare insieme alle responsabilità degli azionisti anche altre responsabilità, in primis, quelle dello Stato italiano che è rimasto a guardare per anni alla progressiva deindustrializzazione del territorio legato al settore automobilistico.
In questo momento abbiamo la responsabilità di usare la "concordia istituzionale" che caratterizza l'amministrazione comunale di Torino e i suoi buoni rapporti con il governo regionale, nazionale ed europeo - concordia indispensabile - per convergere su un grido collettivo - come ha proposto il sindacalista della Fiom-Cgil, Giovanni Mannori, che produca una eco profonda nel Paese, lanciato sia da destra, sia da sinistra, unendo tutte le forze presenti in città.
Nel mio intervento ho ribadito che la responsabilità di dare voce a questo grido, non è di responsabilità del sindacato o del sindaco Lo Russo, ma di tutti. Affinché dentro questo grido ci sia la consapevolezza del declino della città che, tra le tante, presenta due ragioni più forti di altre: il declino del mondo Fiat e il declino dell'interesse dello Stato per il nostro territorio. Per contrastare questa dinamica occorre superare in primis la frammentazione del sistema economico e politico torinese per inventare una nuova concertazione che guardi oltre i confini locali.
E’ lo Stato centrale, è il nostro governo, che può e deve influire in maniera decisiva sulle dinamiche di crisi descritte mercoledì scorso, 18 settembre, in commissione lavoro. E se la responsabilità principale si focalizza sui provvedimenti che deve assumere il governo con il suo ministero del Made in Italy, noi possiamo fare però qualcosa a cominciare dall'abbandono della tradizionale postura sabauda: alzare la voce sommessamente è un ossimoro e non ha senso alcuno nella situazione drammatica in cui versano gli stabilimenti torinesi.
Del resto, come politica locale, dobbiamo assumerci la responsabilità di animare un grido collettivo, mettendo insieme destra e sinistra, Regione, Stato, mondo dell'impresa e cittadini, e usare tutte le capacità diplomatiche, di leadership e di governance per riportare l’attenzione del governo centrale e dell’Europa in tempi rapidi sul nostro territorio.
Giovanni Mannori ha proposto di preparare uno studio previsionale sull’impatto sociale di ciò che dovremmo affrontare a partire dalla crisi Stellantis. E’ una proposta preziosa: se l’assumessimo, sarebbe importante non lasciare che lo studio rimanga nelle stanze dell'accademia, ma usarlo come strumento per riattivare la nostra capacità collettiva di progettare e concertare, non solo tra pubblico e privato locale e nazionale, ma anche attraverso il coinvolgimento delle istituzioni internazionali. Il recente viaggio del Sindaco in Corea del Sud sono certa che abbia generato spunti da cui ripartire.
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