Elon Musk versus Migranti e Costituzione, ma "we have a lot to say..."
- Libero Ciuffreda
- 15 nov 2024
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 16 nov 2024
di Libero Ciuffreda

I giudici del Tribunale di Roma, a cui potremmo aggiungere anche quelli di Bologna, di Catania e chissà di quanti altri Tribunali, se chiamati ad esprimersi sul tema dei migranti, secondo Elon Musk “devono andarsene”. Il "Signore dei satelliti", ormai entrato nella squadra di governo di Trump, ha twittato:”These judges need to go". La traduzione è superflua.
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con parole chiare e perentorie ha risposto: ”L'Italia sa badare a sé stessa". Il nostro saggio Presidente ha scelto le parole con cura, anche nella speranza di “parlare a nuora perché suocera intenda”, sottolineando che il memento vale sempre, al di là delle epoche, dei premier in carica.
Sergio Mattarella (classe 1941) ha vissuto la lunga stagione della Guerra Fredda, passando attraverso i vari passaggi di crescita personale e politica, e sa bene qual è il grado di ingerenza esterno da parte degli alleati e, in particolare, conosce altrettanto bene quanto l'Italia sia sempre stata considerata il "ventre molle" dell''Alleanza Atlantica e dunque un "laboratorio" per forzature e soluzioni estreme. Di conseguenza, non si nasconde, né può nascondere agli italiani e accettare che Elon Musk parli da "semplice cittadino", come ha affermato Matteo Salvini, perché uno degli uomini più ricchi del pianeta non può essere considerato tale.
Non deve comunque stupire l'assist del leader leghista, dandogli “ragione" e portando a un livello sempre più acceso lo scontro fra centrodestra e magistratura. Lateralmente, abbiamo poi assistito a un tardivo e timido “vociare” se non addirittura a un silenzio che non è assordante, ma da semplice cittadino è alquanto fastidioso di Palazzo Chigi ed in particolare della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, fiera amica personale del miliardario americano.
Addirittura la Lega, sempre più avviata verso una deriva che la pone in contrasto alla Costituzione Italiana, risponde a muso duro alle rimostranze dell’Associazione Nazionale Magistrati (Anm), che attraverso la vicepresidente ribadisce che "qui non è più in gioco l'indipendenza della magistratura, ma si tratta della sovranità dello Stato italiano. Innanzitutto bisognerebbe pensare a questo tipo di difesa e poi a quella della giurisdizione".
Dopo la nota del Quirinale, il magnate americano ha auspicato un incontro con Mattarella, ma non ha fatto sostanziali passi indietro. In fondo perché dovrebbe? E' un uomo potente e nella vita è abituato solo e sempre ad avanzare, anche a scapito, ovviamente, di chi (incautamente) gli si frappone. Intanto, le agenzie riportano un'amichevole conversazione tra Musk e la presidente Meloni. Interessi economici, IA (Intelligenza artificiale), affinità politiche e personali, si intrecciano. Un asse che nasce prima ancora delle elezioni, quando il proprietario di X, Tesla e SpaceX nel maggio 2022 scatena una delle sue bufere social con un tweet sulla crisi delle nascite in Italia, "la maggiore minaccia alla civilizzazione". Proprio la lotta alla denatalità è al centro del primo faccia a faccia fra Meloni e Musk che ha sette figli, di cui uno avuto con la Gpa (Gestazione per altri), che proprio il governo italiano di centrodestra vuole perseguire come reato universale.
Non possiamo tacere le allusioni sugli sguardi di complicità alla serata di gala a New York in cui il magnate consegna alla premier italiana il Global Citizen Award 2024. Non stupisce quindi che Giorgia Meloni, non abbia personalmente nulla da dire, peccato che abbia dimenticato che è il Primo Ministro del Governo della Repubblica italiana. Musk, prossimo plenipotenziario per la semplificazione della democrazia nell’Amministrazione Trump e futuro detentore di un mostruoso conflitto di interessi, ha passato il segno. Invitarlo a stare al suo posto non è un atto di coraggio, ma un semplice dovere istituzionale.
Ecco perché, come abbiamo scritto nel titolo, noi abbiamo molto da dire: “ we have a lot to say”. Per brevità ci limitiamo a riportare stralci di un comunicato stampa dell’agenzia Nev (Notizie evangeliche) sottoscritto da oltre quaranta tra Associazioni, ONG, Enti della società civile e religiose, impegnate per i diritti delle persone migranti, nel pieno rispetto della Costituzione Italiana e delle leggi comunitarie della Ue.
Il documento, è stato sottoscritto tra gli altri anche dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) e dalla Commissione delle chiese per i migranti in Europa (CCME).
Le organizzazioni invitano la Commissione europea, il Parlamento europeo, il Consiglio e gli Stati membri a livello nazionale “a rispettare i loro obblighi ai sensi del diritto dell’UE e del diritto internazionale e a respingere con fermezza qualsiasi tentativo di indebolire la protezione dei richiedenti asilo alle frontiere dell’UE e all’interno di esse, nonché nella cooperazione con i Paesi terzi in materia di asilo e migrazione”. Questo significa anche dire no a “qualsiasi proposta di revisione o indebolimento dei criteri di sicurezza previsti dal concetto di ‘Paese terzo sicuro’ nel regolamento sulle procedure d’asilo; l’abbandono di qualsiasi piano di esternalizzazione della protezione dei rifugiati come l’accordo Italia-Albania, prima che le conseguenze sui diritti umani diventino ancora più gravi”. Dunque l’opposizione della società civile riguarda anche le recenti strategie messe in campo dal governo guidato da Giorgia Meloni, e in particolare a quanto sta accadendo ai migranti che vengono trasferiti in Albania, e fino ad oggi tutti riportati in Italia. Le realtà che hanno firmato l’appello chiedono “all’UE e ai suoi Stati membri di investire in sistemi di asilo sostenibili, umani e ben funzionanti”, attraverso dieci passi o strategie in materia di migrazioni.
L’esternalizzazione delle procedure di asilo o di rimpatrio, hanno sempre portato a violazioni dei diritti umani e determinato un impatto rovinoso sull’amministrazione e sui costi dei sistemi di asilo e di protezione dei rifugiati.
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