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"Don Camillo e Peppone", storie del piccolo mondo di Guareschi

di Marco Travaglini


Cominciarono proprio settant'anni fa, nei giorni di aprile e proseguirono fino al maggio successivo le riprese a Brescello di Don Camillo e l'onorevole Peppone, terzo episodio cinematografico della saga dei due personaggi - interpretati dal francese Fernandel (all'anagrafe Fernand-Joseph-Désiré Contandin) e Gino Cervi - usciti dalla felice penna di Giovannino Guareschi. I luoghi richiamavano quella "fettaccia di terra che sta tra il Po e l’Appennino dove si sta bene con un filo d’erba in bocca a guardare l’acqua che scorre lenta!”. Così Giovannino Guareschi parlava del suo “mondo piccolo” nella bassa parmense tra Fontanelle, piccola frazione di Rocca Bianca dove nacque il primo maggio del 1908, Diolo di Soragna ( dove si trova il Centro del Boscaccio, piccolo museo ospitato nell’antica torre campanaria) e Roncole Verdi di Busseto dove visse gli ultimi quindici anni prima della scomparsa a soli sessant’anni, stroncato da un infarto a Cervia il 22 luglio del 1968. Giornalista e scrittore, caricaturista dallo spiccato umorismo, Guareschi è tra gli scrittori italiani più letti al mondo con oltre venti milioni di copie vendute e senza ombra di dubbio il più tradotto con edizioni in quasi 150 lingue. La geografia narrativa di Guareschi corrispondeva a quella reale di paesi dove nel raggio di poche centinaia di metri si svolgeva la vita di tutti i giorni tra la chiesa e il municipio, la scuola e il camposanto, la Casa del Popolo e le osterie dove si discuteva animatamente senza però, alla fine dei conti, portarsi appresso grandi rancori. E attorno un reticolo di sentieri nella campagna che si perdono nelle nebbie lungo gli argini e le golene del Po, il “grande fiume” attorno al quale si svolgono le trame dei racconti di Guareschi.

E’ questo il “mondo piccolo” dell’autore di Don Camillo e Peppone, fatto di “strade lunghe e diritte, case piccole pitturate di rosso, di giallo e blu oltremare, sperdute in mezzo ai filari di viti”. Anche per i suoi più celebri personaggi si ispirò a persone reali come l’arciprete di Marore, don Lamberto Torricelli, una stanga d’uomo alto quasi due metri e con due mani grandi come badili, mentre Peppone è del tutto simile al sindacalista socialista Giovanni Faraboli, “omaccione alto e massiccio come una quercia, dalla chiara e onesta faccia” come lo descrisse Guareschi. L’ambientazione dei film che videro Fernandel e Gino Cervi nei panni del parroco e del sindaco comunista si trova a Brescello, sull’argine destro del Po nella basa reggiana. Anni prima del ciak, il famoso produttore Peppino Amato , che nel 1960 avrebbe prodotto la Dolce vita di Fellini - aveva acquistato per una cifra abbastanza irrisoria i diritti del libro. Ma dopo il successo del primo film Don Camillo (1952), lo scrittore ottenne per il secondo - Il ritorno di don Camillo (1953) - la considerevole cifra per i tempi di 50 milioni di lire. Stessa cifra per Fernandel, ma in franchi, che al cambio equivalevano a 90 milioni di lire...

Giovannino Guareschi riposa ora nel piccolo cimitero di Roncole Verdi, a poche decine di metri dalla casa natale di Giuseppe Verdi, non distante dal ristorante che immaginò e realizzò nella prima metà degli anni sessanta, oggi sede del museo a lui dedicato e del Club dei Ventitré, il gruppo di estimatori e amici che con gli eredi dello scrittore di occupa di valorizzarne le opere.

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