"Criminali" in giro per il mondo
- Vice
- 1 giorno fa
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 15 ore fa
di Vice

Il primo ministro dello Stato di Israele Benjamin Netanyahu, già oggetto di numerose "attenzioni" da parte della Giustizia del suo Paese per atteggiamenti a dir poco spregiudicati, contestato nelle piazze da una parte di coloro che rappresenta, è stato accolto a Budapest con il massimo degli onori - addirittura "in pompa magna", secondo una corrispondenza dell'Ansa - dal premier ungherese Victor Orban. Che non soltanto lo ha abbracciato calorosamente, ma lo ha rassicurato sulle vicende giudiziarie che lo vedono inseguito da un mandato di cattura spiccato dalla Corte Penale Internazionale (CPI) per crimini di guerra contro l'umanità a Gaza. In parole povere, Netanyahu è libero di circolare in terra magiara come e dove crede, anche se per i giudici dell'Aia 50 mila palestinesi massacrati su suo ordine dalle forze armate del suo Paese non sono proprio un dettaglio marginale nella guerra che Israele combatte contro Hamas dal massacro del 7 ottobre 2023.
Orban, di cui sono note le posizioni critiche, ma non propositive, sull'Unione Europea, si è spinto oltre, ed ha annunciato l'uscita dell'Ungheria dal CPI, bollato come un "tribunale politica" nella conferenza stampa che lo ha visto sorridente accanto a Netanyahu. Con ciò ha teso a distinguere, quindi, i morti innocenti in due categorie: quelli che meritano giustizia, secondo i principi dello stato di diritto, e gli "altri" che per ragioni a totale discrezione del potere del momento non la meritano. I palestinesi, che da decenni subiscono prepotenze e vessazioni di ogni genere e da più parti, ovviamente appartengono alla seconda categoria.
Ne consegue, che dall'Ungheria e da Orban, il primo ministro israeliano ha ricevuto l'avallo a proseguire nella sua opera demolitoria e di occupazione della Striscia di Gaza, con una deroga permanente a massacrare la popolazione civile che vi risiede, da un mese è in stato d'assedio e deprivata degli aiuti umanitari per l'embargo applicato con la forza da Israele. Che anche oggi, 4 aprile, ha proseguito i suoi raid, estesi anche su Libano e Sira, uccidendo circa 30 persone, donne e bambini, abituali "effetti collaterali" della caccia ai miliziani di Hamas.
Ora, la scelta di Orban è giudicata sbagliata dall'Unione Europea. Politicamente e istituzionalmente non potrebbe essere altrimenti, poiché i 27 Stati membri hanno ratificato lo Statuto della Corte dell'Aia e riconosciuto da 124 Paesi, ma non da Stati Uniti, Russia, Cina, India, Israele, Iran, Egitto, Arabia Saudita, Turchia, i primi cinque (forse sei) potenze nucleari, i primi quattro abitati da 3,5 miliardi di individui, pari al 40 per cento dell'intera popolazione mondiale ed estesi su una superficie complessiva pari al 26 per cento del totale delle terre emerse. Politica e istituzioni, però, contengono a volte distingui sottili. Infatti, se guardiamo alla storia del Secolo breve, la posizione Orban potrebbe risultare meno inspiegabile di quella che appare a prima vista.
L'ungherese, nella specifica persona e anche in senso lato, sa bene che deve espiare gravi colpe. Sa bene che il Paese è responsabile, dopo le prime resistenze con il dittatore, ammiraglio Horthy, del genocidio di oltre mezzo milione di ebrei durante la II guerra mondiale. Sa bene che il filonazismo e antisemitismo si distinse in una pervicace caccia all'ebreo, contribuendo da Stato criminale ad aumentare le cifre dell'Olocausto. Sa bene che il partito delle Croci frecciate, vassallo dei nazisti, fondato dal famigerato razzista Ferenc Szálasi, primo ministro ungherese dall'ottobre 1944 al gennaio 1945, si adoperò al meglio nel fare rispettare le direttive delle SS, inviando centinaia di convogli ferroviari carichi di ebrei sui binari dei forni crematori dei lager. Fu un'opera di sterminio di cui decenni dopo si seppe essere stata contrastata anche dal coraggio e dalla forza d'animo dell'italiano Giorgio Perlasca, Giusto tra le Nazioni, che a Budapest riuscì con vari stratagemmi ed espedienti a sottrarre dal criminale fanatismo dei leader delle Croci frecciate (impiccati dopo regolare processo nel 1946) decine di migliaia di ebrei ungheresi.
Parentesi: sul delicato e controverso tema delle responsabilità ungheresi potrebbe giovare, in forma leggera, rivedere il film Music Box-Prova d'accusa (Music Box), la cui trama è incentrata sulle responsabilità criminali di un membro delle Croci frecciate. Prodotto da Hollywood, con la regia di Costa-Gavras, valse una nomination agli Oscar come miglior attrice protagonista a Jessica Lange nel 1990, e impose a livello internazionale l'intensa interpretazione dall'attore tedesco Armin Mueller-Stahl nel ruolo dell'aguzzino filonazista.
Oggi Orban, esponente di un partito di destra autoritario e antidemocratico al potere dal 2010, che viola costantemente la libertà di stampa secondo i rapporti di Human Rights Watch (HRW) e i diritti umani secondo Amnesty International, paga a nome dell'Ungheria quell'antica cambiale, sottraendo Netanyahu ai rigori della giustizia internazionale che non ha esitato, al pari di Hamas, a dichiararlo un criminale di guerra. Una nemesi storica al rovescio. Più che naturale in un mondo che oramai rovescia, nel migliore dei casi negozia, quotidianamente valori e principi universali. E che si ritrova con la più potente (e armata) nazione del mondo guidata da un ispiratore e incitatore di un golpe che da presidente eletto ha immediatamente amnistiato coloro che cercarono di concretare quell'azione eversiva, mentre non esita a perseguitare chi ha cercato di metterlo sotto accusa per quel reato. Per la cronaca, è lo stesso presidente che attende Netanyahu per abbracciarlo e manifestargli tutta la sua stima. Sconsolati, non possiamo che constatare che tra simili ci si intende sempre. Forse troppo.
Commenti