Brucia Gaza: è il ritorno del grande incendiario Netanyahu
- Maurizio Jacopo Lami
- 18 mar
- Tempo di lettura: 5 min

di Maurizio Jacopo Lami
Gli israeliani hanno ripreso in pieno la guerra. Contiamo già 450 morti e più di 600 feriti gravi.
Fra i nostri martiri c'è anche il capo del governo Issan Daalis e il capo militare della Jihad islamica.
Dichiarazione ufficiale di Hamas sugli attacchi in corso nella Striscia di Gaza.
Continuiamo a colpire gli obiettivi terroristici appartenenti alle organizzazioni di Hamas e della Jihad islamica in tutta la Striscia di Gaza. Stiamo distruggendo sistematicamente postazioni di lancio droni, centri di comando e magazzini di armi. Non permetteremo ai nostri nemici di distruggere Israele.
Dichiarazione dell'IDF, le forze armate israeliane.
Voi restereste in una casa in fiamme? Questa domanda comincia a penetrare nei cuori e nella mente dei palestinesi, perché a Gaza è di nuovo guerra. Non semplici raid , non esecuzioni mirate, non attacchi chirurgici, ma la violenza delle armi in tutta la sua tragica potenza, con centinaia di morti in pochissime ore, gli ospedali di nuovo pieni di feriti ammassati senza cure in attesa della morte. Il cielo della Striscia la scorsa notte è stato popolato da continui attacchi aerei che hanno falciato con impressionante precisione le strutture militari di Hamas.
La teoria del "primo colpo"
In questo senso non si può proprio parlare di sorpresa: Benjamin Netanyahu, il primo ministro israeliano, il 19 gennaio, quando dopo mille rinvii era finalmente scattata la tregua, aveva dato un secco ordine: "il Mossad deve studiare ogni bersaglio possibile, deve infiltrare più uomini che può, lanciare il maggior numero possibile di droni da sorveglianza, intercettare tutti i telefonini, comprare quanti più nemici disponibili. Dobbiamo prepararci a un primo colpo, più micidiale possibile. Perché, ascoltatemi bene, Hamas ha in mente soltanto di prendere tempo per distruggerci meglio. Il prossimo colpo a sorpresa deve essere nostro, non loro".
La teoria del primo colpo, nello spirito di Netanyahu, fa parte del bagaglio teorico (ed anche pratico, perché è sempre stato applicato) è semplice da spiegare: Israele è consapevole di essere troppo inferiore numericamente ai tanti nemici per poter reggere a lungo un eventuale attacco concertato. L'unica strategia possibile per evitare il rischio di perdite eccessive è sfruttare al massimo i propri punti di forza. Che sono davvero grandi e suscitano l'ammirazione di ogni esperto militare. Il vantaggio principale è l'incredibile capacità del servizio segreto israeliano di penetrare nei segreti dei nemici, di conoscere gli organigrammi degli avversari. Il mitico Mossad ha dimostrato di poter compiere imprese che sembrano perfino al di là dell' impossibile.
I successi in proposito sono davvero numerosi, ma su tutti spicca la spettacolare penetrazione nelle strutture della libanese Hezbollah che ha permesso nel settembre scorso la sconfitta dell'organizzazione sciita. Una premessa: gli israeliani si preparavano da anni a una possibile guerra con gli Hezbollah e in prospettiva anche con l'Iran. Credevano che Hamas si fosse rassegnata. Così erano pronti con tante "sorprese". La prima è un capolavoro assoluto di intelligence, qualcosa che nessun esperto dimenticherà mai: il piano dei "cercapersone". Hezbollah era preoccupata per le intercettazioni e ha pensato di ricorrere a una ditta fidata dell'Estremo Oriente. Ma dietro c'è il Mossad. Sono loro a produrre i cercapersone, ci mettono dentro microspie per avere informazioni e una micidiale sorpresa: una piccola carica di esplosivo. Nemmeno nei film sembrerebbe realizzabile un piano così. Invece funziona. Il cicalino che suona per circa sette secondi per dare tempo al possessore di prenderlo in mano, poi un messaggio che fa esplodere il telefonino: migliaia di miliziani libanesi morti o feriti gravemente.
Sembra impossibile, ma gli israeliani replicano il colpo il giorno dopo con le walkie-talkie: anche queste sono state sabotate ed esplodono: tanti altri nemici uccisi e feriti. Nasrallah è in preda ad una totale agitazione ed ordina agli ufficiali della sua migliore unità la Radwan, di riunirsi per cercare disperatamente di replicare in qualche modo. Non ha ancora capito che la sua organizzazione è infiltrata in modo irrimediabile. Il giorno dopo tutti i migliori ufficiali di Hezbollah muoiono uccisi in uno spaventoso bombardamento. Si scopre fra l'altro che gli israeliani hanno lavorato per anni su bombe di penetrazione (cioè che si infilano nel terreno ed esplodono in profondità) di fabbricazione americana per penetrare i bunker sotterranei. Un'altra clamorosa sorpresa di questa guerra.
Mentre scoppia la guerra aperta fra Hezbollah e Israele, Nasrallah è seguito passo passo: fa una riunione con tutti i principali collaboratori per decidere il da farsi e lo fa a ben trenta metri di profondità in un sotterraneo coperto da ben sei grandi edifici. Pur di eliminarlo gli israeliani scagliano ben 75 tonnellate di bombe ad alta penetrazione: il quartiere di Beirut diventa come un vulcano. Tutti morti, compreso il temutissimo Nasrallah. Per Netanyahu è la grande rivincita.
Prepotenza militare e disumanità vergognosa
Cosi non bisogna stupirsi troppo se ora l'attacco contro le strutture di Hamas è stato eseguito con grande precisione (che però non può supplire in nessun modo alla terribile incapacità politica di Netanyahu di offrire un qualsiasi piano decente per i palestinesi). Hanno ucciso Issan Daalis, il capo del governo di Hamas nella Striscia e hanno colpito anche Hassan al Naam Abu Ali , il responsabile dell'organizzazione militare della Jihad islamica.
Più in generale l'attacco, che arriva dopo 59 giorni di faticosa tregua, viene presentato come una risposta al continuo tergiversare di Hamas su un accordo definitivo. La verità però può anche essere diversa: il governo di Netanyahu non intendeva affatto concludere una pace definitiva. Per vari motivi, tutti sconfortanti. Il primo è che una pace senza la distruzione di Hamas sarebbe per Netanyahu l'ammissione della propria sconfitta e quindi la condanna politica. Piuttosto che rinunciare al proprio posto Netanyahu preferisce letteralmente attaccare all'infinito, non importa quanto sangue venga versato. Il secondo è politico ed è il sogno di risolvere la questione della Striscia semplicemente costringendo i palestinesi ad andarsene, non importa dove, ma per sempre.
È anche il progetto di Trump e prima di dire che è impossibile ricordatevi solo alcuni degli annunci "impossibili" del tycoon: rimettere Panama sotto il controllo degli Stati Uniti, costringere Messico e Canada a "blindare" i confini, costringere l'Ucraina ad accettare la pace con la Russia e Ucraina, impossessarsi della Groenlandia. Ora: Panama sta tornando sotto egida di Washington, i confini degli Stati Uniti sono stati blindati, la pace, sia pure a condizioni ingiuste per Kiev, tornerà, la Groenlandia sarà costretta ad accettare la tutela americana.
La speranza di Netanyahu e dei falchi di Tel Aviv (compreso il terribile Ben Gvir che infatti ha appena annunciato che ritorna nella coalizione di governo) è di attaccare senza tregua, grazie all'appoggio degli Usa per compiere il loro progetto criminale o quasi: rendere la vita dei palestinesi così impossibile da indurli all'esodo dalla Striscia. Voi restereste in una casa in fiamme?
E' la domanda su cui confida Netanyahu per sfiancare i palestinesi.
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